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Autori › Una piccola storia di piccole radio (1)
Una piccola storia di piccole radio (1)

UNA PICCOLA STORIA DI PICCOLE RADIO

Gli "antichi" QRP, scritto da un "antico" del QRP
by Attilio I1BAY - I QRP Club 309

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Indice della pagina 1

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Premessa

capolettera Radioamatori, se non si va nella preistoria, nascono a frotte in Europa alla fine della seconda guerra mondiale. Le grandi distruzioni, i morti, la fame, avevano creato in tutti i sopravvissuti una reazione, un fervore di vita inimmaginabile, nella libertà.
La gente aveva voglia di vivere, di dimenticare, magari di conoscere, ma anche di ricostruire e ora a vantaggio, la grande disponibilità di nuovi materiali e quanto di positivo la guerra nella sua scia aveva lasciato sì nei costumi, nelle coscienze, ma soprattutto nei grandi depositi di materiali.
Lo sforzo bellico aveva creato un salto qualitativo incredibile in tecnologie d'avanguardia come la nostra radio. Così alla fine del conflitto vi era dovizia di materiale elettronico e nascono per la seconda volta i Radioamatori, questa volta non più pionieri, inventori, ma fruitori di quanto era avanzato, ed era davvero tanto.
Nel tentativo di serbare memoria di quel tempo, queste note, dove si vuole parlare di QRP, che è veramente un distinguo del dopo, perché allora si trasmetteva come si poteva, con quello che si riusciva a trovare, soprattutto mettere assieme. Dunque come Radioamatori si "nasceva" QRP per necessità non per scelta.
Per alcuni di noi poi, dopo anni, vi è stato un ripensamento, quasi una ricerca delle origini e si sono ripercorsi antichi sentieri... ma con le scarpe nuove!

Questo dunque a memoria di quel tempo.

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58 MK1 - 1943

Era il 1945, appena finita la guerra, io avevo quattordici anni, ancora i calzoni corti e fui avvicinato da un ragazzo più o meno del mio tempo, uno di quelli però che la guerra aveva fatto crescere in fretta, dal cervello e dalla mano lesta, che mi disse: "io ce lò una aradio piccola e nera, ma non parla". Voleva un'enormità: la raccolta rilegata del "Vittorioso", con il permesso, per tutta la stagione, di salire sul fico e mangiare quanti fichi voleva!
Noi in casa non avevamo più la radio, l'avevano requisita, al posto del Marelli Alcor una galena da me costruita sotto la supervisione del mio parroco. Ma con questa si poteva sentire qualcosa di vicino e solo uno alla volta. Il "baratto" avvenne, la speranza si riaccese ma la radio piccola e nera continuò a restare muta. E lo restò per parecchio prima che qualcuno mi spiegasse il perché! Poi venni a sapere... e cambiò l'indirizzo della mia vita... divenni nel tempo un "elettronico". Avevo allora dunque un ricetrans... un QRP! E cosa voleva dire questa seconda sigla lo seppi ancora più tardi, quando mi imbattei in un "guru guru" che si definiva Radioamatore! Ma questa è un'altra storia... veniamo alla radio piccola e nera...
È un ricetrans canadese, 58 MK1 del 1943 dato alle truppe di fanteria per i collegamenti fra i reparti.
Ricevitore e trasmettitore in un unico contenitore, di costruzione molto compatta, con componentistica di grande qualità, si pensi solo, nessun condensatore variabile, ma tutti circuiti oscillanti a permeabilità variabile, con valvole miniatura a basso consumo per alimentazione a batteria salvo le due valvole in RF, che faranno a tutti una brutta fine entro qualche ora, perché tutti ignoranti di cosa volesse dire "polarizzazione di griglia".
Il ricetrans va in telegrafia e in modulazione d'ampiezza: alimentato a 1,5 V per i filamenti e 67/90V per l'anodica, e funziona ancora! Il RX a conversione va da 6 a 9 MHz come la parte TX. Con le tensioni dette, nella parte TX, con le valvole miniatura di oggi, su uno stilo risonante o una long wire, da un po' più di mezzo Watt. In telegrafia la nota è buona e abbastanza stabile. In fonia, per la modulazione di griglia, bisogna gridare un poco, ma non credo che a quei tempi fosse un problema, tra una cannonata e l'altra!
Nella mia raccolta e soprattutto nella memoria, questo è per me il pezzo 001! Quello che mi ha dato lo stimolo, ha sollecitato la curiosità, l'interesse, anche per diventare tre anni dopo, Radioamatore, e rimanerlo ancor oggi, senza soluzione di continuità (mah! questa ultima cosa è un po' più difficile da spiegare).

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Surplus BP3 - 1944

Questo è un apparecchio molto, molto strano, costruito non si sa da chi e non si sa dove.
Il materiale è angloamericano, non ci sono dubbi, ma dove è stato costruito è impossibile sapere. È stato costruito in modo artigianale, elettronicamente un po' raffazzonato, certamente per essere paracadutato al di là delle linee. Vedi la compattezza ma anche la robustezza del contenitore, vedi anche le istruzioni in lingua slava con schemi elettrici e persino il modo di costruire diversi tipi di antenne!
Doveva essere costruito in tre parti: questo, che è il ricetrans, l'alimentatore e certamente il gruppo dinamotor. Perché non si disperdessero fra di loro durante i lanci, esistono segni per i legacci.
Il ricetrans è una supereterodina classica quattro valvole, metalliche, della serie 68, due bande da 2 a 5 MHz e da 5 a 8 MHz, con BFO per la ricezione in cuffia della telegrafia. La parte TX, una 6V6 oscillatrice, duplicatrice con finale in push pull una 829 (valvola modernissima allora, per le VHF). Il TX controllato a quarzo, trasmissione solo in telegrafia con tasto incorporato, con un accurato stadio finale con accordatore per antenne con discese bifilari o end wire.
Il trasmettitore poteva erogare da 5 W a 30 W a seconda delle condizioni di alimentazione. Con un alimentatore da casa, con qualche quarzo avendo imparato la telegrafia negli anni 49/50 ho fatto i miei primi QSO in CW. Poi ancora, quando si cominciò a parlare di VHF la 829 diventò una risorsa davvero utile per quelle bande e trasmigrò.
Da qualche tempo è tornata a "dormire" al suo posto.

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La "banana" ovvero BC 611

Intravidi questa strana radio in mano ad un militare americano, che con mio stupore ci parlava dentro e giusto alla fine della guerra. Poi non ne sentii più parlare o vidi in giro altre per molti anni. Ne incontrai un'altra in un mercatino surplus, ormai desueta e per curiosità la raccattai. Questa è certamente la prima ricetrasmittente, ideata QRP, nella storia!
Costruita dagli americani e distribuita alle truppe alla fine 1943 per le comunicazioni breve raggio fra i reparti di fanteria, distanza 2/3 km, qualche mW in uscita RF!
La "banana" (così soprannominata) è certamente l'antesignana di tutti i radiotelefoni palmari e telefonini del mondo. Primo esempio anche di miniaturizzazione con valvole: due 3S5, una 1R5, una 1T4, una 1S5. Alimentazione due BT, una per i filamenti e una per l'anodica. Frequenze da 3,5 a 6 MHz a quarzo, un canale a scelta, in fonia AM. Si accende estraendo l'antenna a stilo, e si parla e si ascolta tramite il pulsante laterale e basta!
Pensate la "follia" americana... in dotazione una cassa con 425 quarzi, 45 bobine, per i circuiti in AF! Si settava una coppia di quarzi per la frequenza voluta con le relative bobine, si facevano gli accordi, si regolava il volume di bassa frequenza, e tutto restava così una volta per tutte, bisognava rifare tutto per una nuova frequenza. Aveva in dotazione anche un'antenna a telaio che permetteva di capire grosso modo da che parte arrivava il segnale.
Che io conosca questo apparato non è mai entrato nell'uso fra radioamatori ma resta comunque un esempio di QRP nella preistoria!
Sessanta anni fa, nella guerra, il BC 611, trenta anni fa la "banana" della NATO: 11 valvole sub miniatura; e oggi? Oggi il palmare si tiene a malapena in mano!

Nella foto qui sopra: cassetta in dotazione, di ogni BC 611, di quarzi e bobine per variare le frequenze di ricezione e trasmissione.

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La "banana" italiana in 6 metri: RV2

Un ricetrans professionale canalizzato, transistorizzato, 4 W FM da 47 MHz a 56 MHz.
Di ottima fattura, leggero, compatto e funzionale (pezzo molto raro).

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La radio francese

Mancavano pochi giorni alla fine della guerra quando una piccola, vecchia, barcaccia francese andò sugli scogli e rimase mezza sommersa e mezza fuori. Nessuno ci fece caso, di navi assai più grosse e piccole erano disseminate le spiagge e intorno al porto.
E venne l'estate, la fine, e noi con l'aria di ragazzi, ma nella realtà un po' vissuti, cominciammo a esplorare il mare tra mine e siluri, la battigia con le bombe e le spiagge, saltellando fra le mine antiuomo, raccattando quanto di utile si poteva e quanto ci spettava e forse anche di più.
Durante una di quelle incursioni, quella volta verso la vecchia barcaccia francese, nella timoneria emersa, vidi una scatola con alcuni bottoni e con una sagoma interessante. Speravo fosse una radio e allora fu mia con difficoltà ma velocemente, e ricordo che per non bagnarla andando a riva me la legai sul capo, come facevano le vecchie donne delle mie parti a quel tempo. Il tratto di mare tra gli scogli e la riva fu percorso a velocità olimpionica e malgrado questo la scatola restò asciutta.
I problemi però poi vennero, per capire cosa era quella scatola, e ancora peggio per cercare infine di farla funzionare, e passarono anni, sino a che non incontrai il solito guru guru detto "Radioamatore" che svelò il mistero dall'alto della sua competenza.
Quella scatola è un ricetrans di piccola potenza m (4/5 W) con TX a due valvole controllate a quarzo, modo telegrafia. Il RX 6 valvole serie octal, con due bande, da 2 a 6 MHz e da 6,9 a 15 MHz.
È rimasta, e resta nella mia collezione a futura memoria, a dimostrare che la bassa potenza era un modo di fare comunicazione usuale anche a livello professionale e nel tempo molto, molto prima dell'avvento del transistor.

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QRP... "Home Made"

Ho già detto fin dall'inizio che nelle mie parole si rispecchia un'epoca irripetibile, dove soprattutto bisognava arrangiarsi, dove tutto era terra di nessuno, pochi sapevano e tutto bisognava conquistare, qualche volta anche la conoscenza delle cose semplici, figurarsi poi il coraggio per azzardarsi a modificare quello che era fatto da altri... che sapevano!
È il caso di questo ricevitore che è stato ricavato da un GRC 9 residuo di guerra, che non funzionava e che con una grande operazione chirurgica, meccanica e innesto elettronico è tornato a nuova vita. Vedasi le novità introdotte: lo S-meter e, assai più tardi nel tempo, l'SSB, l'FM. Le bande: 2,3/7 MHz 3,5/6,6 MHz 6,6/14,5 MHz, semplice conversione ma con media elaborata. Stabilizzazione degli oscillatori, 12 tubi, ne fanno un RX che si può ascoltare ancora oggi con piacere e compiacimento! (quando il bisogno aguzza l'ingegno).
Il TX è davvero un QRP! Nato come VFO... rimase tale ma con pretese da TX. Due tubi con stabilizzazione, tutte le bande di allora 80/40/20/15/10 m., buona stabilità anche su frequenze alte come i 10 o 15 metri che erano al tempo tabù per la stabilità degli oscillatori. Quasi due Watts se si usava una 6V6 e quasi 3 Watts se si usava una 6L6. Le misure erano "basta crederci" però ricordo ancor oggi l'emozione di aver fatto in CW un VK.
L'alimentatore serviva (e serve tutt'ora) a due scopi: per questo "TX" e per un un ricevitore militare italiano della Marelli, RRIA (1941), vanto della "stazione sperimentale", come diceva un cartello con il nominativo incluso, che sovrastava le apparecchiature e dava "bon ton" all'insieme!

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Il QRP e le VHF

Verso la metà degli anni cinquanta si era compiuto il miracolo italiano, che si era concluso con un certo benessere e con i radioamatori che, nel frattempo, avevano conquistato e frequentato tutte le bande compreso i dieci metri.
Venne voglia di andare oltre nella conquista delle frequenze, ma si ripresentò il problema della stabilità.
Come avevano fatto i militari verso la fine del conflitto, si costruirono allora oscillatori controllati a quarzo. Si costruirono, o furbescamente si trovarono costruiti, e si modificarono, come è il caso di questo ricetrans (QRP 5 W) valvolare (12 tubi) costruito per la banda aeronautica (125 MHz) in AM, che fu portato "a viva forza" a 144 MHz in qualche mese di tentativi.
Sembrerà strano ai giovani di oggi, ma una delle carenze più sentite era la strumentazione! Avevamo un tester e quando andava bene un generatore che al massimo arrivava a 30 MHz! Esisteva viva "la catena del riciclo" (credo che per primi l'abbiano usata i radioamatori), non esistevano apparecchiature nuove, tutto quanto veniva da quello che oggi si chiama surplus, che veniva modificato nel migliore dei casi o "cannibalizzato".
Esisteva sì qualche "poeta" meccanico-elettrico che si faceva "tutto" anche i condensatori variabili con la lima, ma erano già rari a quell'epoca!

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QRP... una scelta

Con il passare del tempo, verso il 1956, avendo maturato una certa professionalità nelle telecomunicazioni mi trovavo frequentemente negli USA per lavoro ed ebbi occasione di trovare (di seconda mano) un ricevitore Hallicrafters S53, 12 tubi miniatura, un RX semiprofessionale. E trovai anche un piccolo VFO, 3 tubi, anche questo miniatura, alimentazione a semiconduttori. Solo CW, con solo 1,5 W in uscita, ma divenne egualmente il mio TX!
A quel tempo maneggiavo decine di KW in RF e mi sembrò rilassante continuare l'esperienza del QRP, dunque modificai (forse una mania) il TX VFO, e aggiunsi un valvola in alta al RX.
Dal 1950 al 1960 ho costruito diversi trasmettitori di media potenza, 100 W come era classificata allora la media potenza, ma per questioni di spazio sono andati distrutti, solo i QRP si sono salvati.
Questo forse vuol dire che il QRP per me è nel profondo dell'animo.

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I QRP "moderni"

Con gli anni "60" si cominciò a parlare concretamente dell'uso dei transistor. Fu una svolta epocale, epocale per tutti gli elettronici e certamente anche per i radioamatori.
Uno dei problemi fine anni 50 e primi anni 60 era che i transistor non andavano al disopra dei 10 MHz, erano al "germanio", non stavano fermi, non davano potenza (da qui la diatriba: meglio la valvola, ecc. ecc.).
Verso il 1963 la Zenith migliorò quel "granello di pepe" e pensate in po', la Heathkit, nel 1964, per la prima al mondo, costruisce un kit per un ricevitore che arriva a 32 MHz! È il segno di una svolta, di una conquista inarrestabile!
Il ricevitore è il GC1A, Mohican, definito "first fully transorized shortwave receiver"! Copertura generale da 500 KHz a 32 MHz! Medie frequenze a ceramica Clevite, 455 Kcs, circuito stampato, 10 transistor e 6 diodi, con S-meter, noise blanker, bfo, altoparlante interno, alimentatore AC/DC e contenitore per pile, dunque portatile. Antenna telescopica, e udite udite... con sensibilità 2 microV! Nel tempo è stato anche migliorato, senza snaturarlo (sono stati sostituiti i vecchi transistor con altri via via più moderni).
Il TX QRP manca, per la sola ragione che è stato costruito in quel tempo, ricostruito poi, modificato e rimodificato, sino a che lo stampato, che non stava più insieme, ha trovato pace, un po' di tempo fa, nella spazzatura! Il TX passava da 1 W dell'inizio a 3 W alla fine.


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