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Autori › I radioamatori e la telegrafìa
I radioamatori e la telegrafìa

I radioamatori e la telegrafìa


Alla scomparsa della telegrafia dalle prove degli esami per diventare radioamatori, oltre al plauso di qualcuno, che, a mio avviso, non si è mai voluto impegnare seriamente, si sono levate da parte dei molti, alte grida di dolore, grida e pianti per questa apocalisse e qualcuno ha già cominciato a recitare il "De profundis" per la categoria!... Ma no!... ma no, calma!... ragioniamo!
La telegrafia è solo entrata nell'aureo mondo della Cultura, del Sapere... cioé.... a qualcuno oggi, non serve più... allora via, nel consumismo imperante, la accantoniamo! Ma la telegrafia esiste ! Non esistono forse il greco il latino, da migliala di anni? Non vi è gente a cui interessa? È solo che l'interesse non è diffuso perché sono linguaggi desueti, ma pensate solo ai dialetti altrettanto antichi, non studiati da nessuno, che sono rimasti fra la gente, sino ad oggi, solo perché sono usati... eh... certo incoraggia.
Allora, sono convinto, finché esisteranno radioamatori esisterà il "CW", perché i radioamatori nell'anima sono conservatori e a questo primordiale mezzo di comunicazione portano interesse e gratitudine, lo USANO e sanno che è stato il primo e resta ancora il migliore, malgrado tutti gli eventi!

... a proposito... Uno di noi... racconta

Dovrei cominciare, per un racconto antico con: correva l'anno... ma è troppo, dirò... finita la guerra, avevo quattordici anni, avevo faticosamente ricostruito la radio di casa (Marelli mod. Alcor) requisita in tempo di guerra, recuperata e riparata, e mi capitava di ascoltare i radioamatori, in fonia, in quaranta metri. A volte ascoltavo parole incomprensibili come: passiamo in basso, in "cw", andavo anch'io e sentivo... taft, taft...
Cercai un rarissimo guru guru che, poverino, cercò di spiegarmi... alla fine avevo capito che quel taft taft si chiamava telegrafia... e del perché io sentivo solo taft taft. Io però volevo sapere cosa si diceva quella gente!
Andai alla ricerca di un altro guru guru perché il primo non "sapeva" il linguaggio. Trovatolo, questi mi fornì di un foglio di quaderno, con su disegnato l'alfabeto Morse, mi spiegò cosa dovevo fare per trasformare quel taft in un suono... e mi disse anche... che quando sarebbe venuto l'inverno, la propagazione si sarebbe chiusa e allora lui in venti metri mi avrebbe trasmesso in telegrafia... cosi avvenne... ma il mio aggeggio, pomposamente chiamato "bfo" (che non sapevo cosa volesse dire) non stava fermo e io non sentivo nessuna nota, e allora "Tancin" al secolo I1RBD con grande pazienza disse: "ti trasmetterò in fonia... e comincio a fischiettare le lettere nel microfono... e a dire in dialetto: "a te fassù a lettera A"... "ti hai capiù ù lerà a B"... e passò l'inverno e migliorò il sistema solo verso la fine, perché invece di fischiettare, ora in fonia si usava una nota con un battimento prodotto dal buon Tancin.
Con l'estate, ricordo, cominciai a trasmettere con il pensiero, leggevo le insegne, traducevo le parole di mio padre guardando lontano. È in quel periodo che si insinuò in mio padre l'idea di avere un figlio giovane e già rincoglionito. Allora non esistevano droghe... solo barbera, e io non bevevo. Dunque, non c'erano dubbi!... E ci vollero anni per scardinare questa sensazione perché queste "estasi" durarono un pezzo!
Ma poi, il secondo inverno le cose andarono subito in modo meno eroico... mio padre per quell'aria mia un po' "fané" non aveva scucito nulla... irremovibile... la telegrafìa... mi faceva male... ma io quell'anno avevo lavorato tutta l'estate e finalmente avevo la possibilità di comperare un ricevitore professionale (Ducati AR18) grande residuo di guerra... che aveva il bfo e tutte le bande HF.
Divenni finalmente educato alla telegrafia il terzo anno quando cominciai a trasmettere con il nominativo di un guru guru e a dire... vado in cw... (perché tanto il modulatore non c'era).
Poi però sentii anche il bisogno di migliorare, e andai a scuola, ma questo è un altro capitolo della mia storia, si chiama... la metamorfosi... cioè... quando divenni "marconista".
E... come si è soliti dire... a risentirci, 73' de Attilio i1bay

Amarcord...

NOTARE BENE... in quegli anni, e sino al 9 dicembre 1954 per diventare radioamatori non serviva fare esami o conoscere la telegrafia.
È solo con la prima sessione di esami del 1955, che TUTTI i radioamatori dell'epoca hanno dovuto sostenere esami e sono state concesse tre tipi di nuove licenze con l'uso di tre diverse potenze in base alle conoscenze della telegrafia a tre diverse velocità: 40 / 60 / 80 caratteri per le potenze di 50 / 100 / 150 W.
Quando si sostenevano gli esami bisognava cominciare in telegrafia dalla velocità più bassa, poi sempre nello stesso giorno un'altra sessione alla velocità maggiore e cosi via. Se uno era bocciato per esempio a 80 caratteri perdeva tutto, non gli veniva concessa la licenza al livello più basso. Fu così che tutte le centinaia di radioamatori liguri furono bocciati!
Gli esami erano presso la stazione di Genova Radio, ICB... furono fiscali, le trasmissioni e la ricezione in automatico, la "zona", con macchine regolate in precisione e tutti, anche i professionisti che venivano dal "traffico", caddero. Si tenga presente: vi erano RT della marina militare in servizio, dei carabinieri, dell'esercito, io da militare avevo prestato servizio come marconista in aeronautica con profitto, a quel tempo navigavo e avevo brevetto internazionale di prima classe oltre che almeno di altri quattro paesi esteri come gli USA ecc. Bisognava ricevere e trasmettere 900 caratteri per trasmissione e la ricezione e così tolta la prima velocità, quando dovevo contare con le dita i punti e le linee perché per me la telegrafia era diventata musica, con la massima attenzione, in trasmissione, ero arrivato con pochi altri a cercare la licenza di prima classe. Bene la ricezione... ricordo guardavo fuori l'avvento della primavera, nella trasmissione restai attento sin oltre la metà della terza prova, poi siccome il testo sembrava lungo aumentai la velocità... e la macchinetta in derivazione... per il resto scrisse... una bella linea! Bocciato!
E a quel tempo, se si era bocciati in ricezione o trasmissione, bisognava rifare tutto l'esame, compresa la teoria! Ah i bei tempi! Nella seconda sessione... di tutta la Liguria, ero presente solo io, con la grande meraviglia della Commissione. Tutti gli altri erano scappati, in regioni vicine, dove si era saputo che gli esaminatori erano stati meno fiscali. Io non ero mai andato alle sette di mattina in un bar a bere camomilla, ma lo feci. Ho avuto la patente di primo grado numero 431 e la successiva licenza nr. 379 per Italia, e questi numeri, in seconda istanza, con il superamento degli esami. Tempi non facili dunque.
Dunque a ragione, ritengo di poter dire, che quando si vuoi realmente raggiungere qualche risultato, in qualsiasi campo, bisogna essere disposti a qualche sacrificio per convertire la sorte a nostro favore.

In fine, non credo che sia il "modo" di trasmettere che fa la differenza, per me, solo la voglia o no, di trasmettere, sostanzia la differenza.


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