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Autori › Attivazione DCI-AT112 - Torre del Castello di Roccaverano
Attivazione DCI-AT112 - Torre del Castello di Roccaverano

Attivazione DCI - Torre del Castello di Roccaverano


Memori del successo radiantistico-gastronomico per l'attivazione dell'astigiana Torre di Vengore in quel di Roccaverano, abbiamo pensato io (i1ocq) e Martino (iw1pnj) di attivare anche la Torre del Castello della suddetta località, distante un paio di chilometri dalla precedente.

Partiti di buon mattino siamo arrivati sul posto al sorger del sole, ed ai suoi raggi immaginavamo brillare tra le boschive frasche le antiche armature, gli elmi e gli spadoni dei medioevali aleramici cavalieri.
Il marchese Bonifacio del Vasto, discendente diretto di quell'Aledramus marchio cui nel 967 l'imperatore Ottone I° concesse tutti i territori deserti (bei tempi eh!) fra il Tanaro, l'Orba e il mare, e che pertanto dominava verso la metà del XII secolo su tutta la regione che dalle spiagge della riviera ligure, valicando gli Appennini, si distendeva a nord-ovest fino a Saluzzo e a nord-est fin presso Asti. Fu appunto il Marchese Bonifacio che intorno al 1230 fece edificare il Castello sulla cima della collina.
Il Castello come il paese, presto sorto ai suoi piedi, ebbero incredibili vicissitudini passando sotto varie signorie fino a che tutto il territorio (1711) venne acquisito dai Savoia.
Oggi l'insieme monumentale del Castello e della poderosa Torre si presenta con una certa imponenza, e nonostante i danni subiti nei secoli non manca di impressionare ancora per le grandi dimensioni.
La Torre è alta quasi 30 metri, ed ha una circonferenza di 26,50 metri, con uno spessore dei muri, che alla base supera i 2 metri.
La sommità è decorata di tre ordini di archetti pensili, sorretti da semplici mensoline e ogni ordine è sormontato da un motivo ornamentale a denti di sega.
La Torre comunicava col secondo piano del vicino Castello, e precisamente con la sala maggiore, tramite una galleria a volta.
L'elevazione della Torre e la solidità dovevano essere un punto di riferimento per i castelli vicini e un valido strumento difensivo: all'interno di essa partiva poi, in casi disperati, un sotterraneo che conduceva all'aperto.
"L'armi canto e gli amor dei grandi eroi..." scrisse il poeta, ma noi abbiamo solo cantato (si fa per dire) AT 112 per l'ormai famoso ed inflazionato DCI.
Dopo che le orecchie di PNJ ebbero passato la dura prova dei 40 metri domenicali, (vedi sotto i dati tecnici) accortisi di un feroce appetito e di una certa sete, ci siamo recati ad una vicina cascina amica, dove era tavola imbandita.
Spero ardentemente che voi tutti non abbiate dimenticato i sapori del prosciutto fatto in cascina, del formaggio fatto in cascina, degli agnolotti alla piemontese (quelli con la carne, la salsiccia, l'uovo, il formaggio e che so io... non sono mica il cuoco...).
Non parlo dei dolci in quanto i golosi potrebbero sentirsi male, né dei vini piemontesi (fatti con l'uva non col bastone); accennerò solo ad una ottima birra casereccia fresca e di delicato sapore ed aroma.
Pomeriggio in relax, con piccolo e velleitario tentativo sui 20 metri.
Ritorno a casa serale con rimpianti e la promessa reciproca di ritornare per ulteriori attivazioni (si fa per dire...).

Dati tecno-radiantistici:

Apparato: Yaesu 897D a pilotare un lineare SLA 300. Circa 250 watts in uscita.
Alimentazione: batteria da 100 ampere che ha resistito benissimo fino in fondo.
Antenna: verticale alta circa 7 metri, con bobina e cappello in cima, made by iw1pnj, dalle grandi prestazioni.
Propagazione molto scadente, cortissima, buona solo per il Nord Italia e bailamme sulle bande.
Wx: fresco al mattino con piccola pioggerellina di circa un'ora, sole e caldo al pomeriggio.
Collegamenti: circa 150, la maggior parte in 40 metri, con una ventina di europei.

73 de Carlo i1ocq


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