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Autori › Qualche considerazione sulle Olimpiadi Torino 2006
Qualche considerazione sulle Olimpiadi Torino 2006

Qualche considerazione sulle Olimpiadi Torino 2006


L'avventura Olimpica è terminata e lasciata la montagna sono rientrato a casa.
Ho potuto dare il mio contributo, come volontario, nel sito Olimpico di Cesana Pariol dove si sono svolte le gare di Slittino, Skeleton e Bob.
I ricordi di questi 15 giorni sono tanti, uno in particolare rimane più forte: l'ENTUSIASMO.
L'ho avvertito a tutti i livelli: negli atleti dove in una manciata di secondi si giocavano lunghi mesi di preparazione; nel pubblico che li incitava tutti e non solo quelli della propria nazione; nei volontari (20.000 in totale) che hanno sopportato i disagi di un clima difficile e lo stress di situazioni inusuali; nei membri del Comitato Olimpico, Federazioni ecc. che si sono prodigati per il corretto svolgimento della manifestazione.
La mia squadra era composta da 18 ragazze e 13 ragazzi, quasi tutti studenti universitari, che, con grande passione e positività, hanno sopportato la fatica, il clima inclemente, le discussioni col pubblico ecc. sempre con il sorriso.
Tra i nostri compiti c'era quello di assistere i membri del CIO, delle Federazioni, ed aiutarli quando richiesto a svolgere le loro attività; un limitato gruppetto, tra cui il sottoscritto, era deputato, per le conoscenze linguistiche, a facilitare le comunicazioni orali ogni qualvolta si presentasse la necessità di traduzioni, ad esempio tra atleti e stampa ecc.

I numeri di una Olimpiade sono molto grandi, ne cito solo alcuni:

  • 15 discipline;
  • 2.500 atleti;
  • 5.000 tra accompagnatori e rappresentanti del CIO, Federazioni, ecc.;
  • 650 arbitri e giudici;
  • 9.000 agenti tra Polizia, Carabinieri, Forestale, GdF;
  • 10.000 giornalisti;
  • 20.000 volontari, tutti in divisa;
  • 1.000.000 di spettatori;
  • 3 villaggi Olimpici;
  • investimenti per 1700 milioni di Euro.

La macchina Olimpica è mastodontica e, a differenza di altre realtà dove un'organizzazione o una società si sviluppa poco alla volta, qui tutto deve funzionare al 100 % da subito e per un numero limitato di giorni.
Vorrei citare solo i trasporti: le Valli di Susa e Chisone hanno avuto la viabilità completamente stravolta dall'8 al 27 Febbraio; in questo periodo infatti le auto private non potevano circolare se non munite di particolari Pass tra Pragelato e Cesana. Tutti gli spettatori hanno beneficiato di trasporti gratuiti, con autobus, dai parcheggi appositamente attrezzati ai siti di gara. Sono giunti da tutta l'Italia 1200 pullman, con relativi autisti, per assicurare a tutti un "passaggio" veloce e garantito nell'arco delle 24 ore.
L'aspetto ludico e gioioso della manifestazione è stato al centro dell'attenzione degli organizzatori con musiche, balli, spettacoli, volti ad allietare gli spettatori.

Citavo prima l'entusiasmo che ci circondava, come non ricordare i supporter del Bob a due della Nuova Zelanda che per incoraggiare i loro beniamini hanno inscenato una danza Maori, simile a quella che viene eseguita prima degli incontri di Rugby.
Applausi del pubblico anche agli sfortunati atleti brasiliani del Bob a quattro che si sono rovesciati, forse per aver affrontato una curva con una velocità non ottimale, ed hanno percorso circa 400 m. "a pattini in su", strisciando i caschi sul ghiaccio e tagliando comunque il traguardo con un ritardo di "soli" 5 secondi e per di più tutti illesi.
Il tempo è stato inclemente, ha nevicato ogni giorno ed in particolare domenica 19/2 sono scesi 40 cm. di neve nel giro di un paio di ore mettendo a dura prova la resistenza di tutti noi: i trasporti sono andati quasi in tilt, la manutenzione della pista resa difficile, gli spettatori, giunti anche da lontano, si muovevano ai bordi della pista di bob,l unga 1400 metri, infreddoliti e disorientati, quelli sulle tribune erano bianchi per la neve, insomma un disastro.
In questa situazione così particolare ero in compagnia di Jacques Rogge Presidente del CIO (quello che assieme a Castellani ha inaugurato e chiuso le Olimpiadi); era venuto per assistere alla finale del Bob a due maschile e doveva raggiungere la partenza dei Bob. Arrancavamo nella neve per trovare un mezzo che poi lo avrebbe (forse) trasportato a destinazione; con Jacques commentavo le difficoltà a cui stava andando incontro e ne ero dispiaciuto. Lui invece era entusiasta di come la macchina olimpica, e tutti i vari operatori, riuscivano a reggere a tali avversità apprezzando così i nostri sforzi e mettendo in secondo piano i suoi problemi personali.
La sicurezza degli spettatori, atleti, volontari ecc. è stata garantita dalle forze dell'ordine che hanno vigilato per due mesi in modo capillare sulle diverse aree, non ci sono stati infatti incidenti o manifestazioni a disturbare i Giochi.
Gli ingressi ai vari siti di gara erano controllati con metal detector a cui tutti dovevano sottoporsi; inoltre si poteva accedere ad una determinata area solo se in possesso del biglietto o dell'apposito Pass. Il motto "Passion lives here", che tutti abbiamo visto stampato sulle bandiere, era proprio azzeccato.
Mi viene in mente una sera, erano le 21,30, le gare già terminate ma noi dovevamo ancora cenare, nevicava ed era freddo; con un gruppetto di 7/8 volontari cercavo di raggiungere il tendone mensa, tra di noi vi era una ragazza di 25 anni messicana,laureata in ingegneria a Mexico City, laurea non ritenuta valida in Italia e pertanto da integrare con alcuni esami al Politecnico di Torino.
Alta circa 1,40 m. per 40 kg di peso affondava nella neve molto più di noi ed era visibilmente stanca ma non si è mai lamentata e ci ha seguito a passo veloce per tutto il lungo tragitto sino a raggiungere la tenda; brava Xane. Piccola di statura ma grande di animo.
L'Olimpiade, vista da dentro, è stata una bella esperienza, lo spirito Olimpico era veramente palpabile e lo si notava in tanti piccoli gesti, ne cito uno: una rapida stretta di mano, ed un sorriso, tra un atleta Russo ed uno Statunitense al termine della rispettiva manche di bob con ancora indosso la tuta nella "Mixed Zone". Un gesto che, visto da chi ha vissuto la guerra fredda o, come me, ha abitato per un certo periodo di tempo nei pressi della Germania Est, distante, come si diceva allora "mezz'ora di carro armato russo" la dice lunga.
È nata una nuova lingua il TOROCHESE (dal TOROC che è il Comitato organizzatore dei Giochi), ad esempio:
- Medal Plaza, per citare la Piazza delle Medaglie;
- Workforce, per individuare i vari operatori tra cui i volontari;
- Tobo, per riconoscere gli addetti alle riprese;
- Kiss and cry area, per identificare lo spazio dove gli atleti attendono di conoscere i risultati;
- Mixed zone, l'area dove gli atleti incontrano la stampa al termine della gara;
- Lounge, per la mensa;
- Venue, per il sito di gara, ecc. ecc.

Ho pensato spesso allo passione che spronava i volontari (volontari nel senso completo della parola e cioè senza alcuna retribuzione, rimborso o diaria), a partecipare ad un evento così importante ed a dare il meglio di se stessi per la sua riuscita.
Questa positività si dovrebbe ritrovare anche tra noi Radioamatori di Sanremo, bene ha fatto Giorgio I1YST a ricordare a tutti i Soci della nostra Sezione di collaborare contribuendo con scritti sul Sito o dialogando sul Forum. Immagino che l'invito fosse esteso principalmente ai Consiglieri ed ai Managers che avendo Responsabilità "istituzionali" sono maggiormente coinvolti degli altri Soci ed è opportuno che contribuiscano con articoli,idee, partecipazione, ecc. al miglior raggiungimento degli scopi statutari.

Adesso non resta che rientrare nei ranghi e dedicarsi alle prossime attivazioni dei Castelli, con un pensiero però a Vancouver 2010, chissà...

73 de Gianni i1uwf

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Il sottoscritto in divisa Pass Ingresso Lounge Nevicata a Cesana
Nevicata a Cesana Partenza Pista di notte Pista di notte
Pista di notte Gruppo Gliz Festa di addio


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